Pagina:Maineri - Ricordi delle Alpi.djvu/67

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la cascata d'antognasco. 63

piosa massa di acque,che dalla punta del monte si divalla per trenta o trentacinque metri circa, ruinante al basso nel piccolo sottoposto lago, che la furia ed il peso di quelle hanno cavernosaraente scavato nel fianco sassoso del monte. Il macigno non essendo tagliato a perpendicolo, ma lievemente curvo e armato d’irte e piccole punte, l’acqua vi si flagella in minutissimi spruzzi trabalzati a grandissima distanza e sfumanti in un’atmosfera pluviosa, che rifrange i colori dell’iri.

In fatti, a un indistinto color di viola veniva a sovrapporsi un mite colore d’arancio, il cui lembo orizzontale superiore si tingeva d’un roseo lene lene e gentile; e, nelle infinite stille dell’onda, che con rabidi moti cadevano, traversavano, lottavano, mescevansi, turbinavano, appariva il luccichio della più variegata luce, come quella che si mostra sul topazio, sugli smeraldi, sui rubini, nei brillanti, sull’oro, l’argento, le agate, l’ambra, il corallo ed altri infiniti.

L’aria fremente confortava con dolce frescura, mitigando il fastidio del sole cocente alle erbe romite delle sponde: le nari, dilatate da vellicante voluttà, aspiravano la fragranza dei fiori, i cui calici con assidua vece scuotevansi sotto la perenne agitazione dell’atmosfera.