Pagina:Malombra.djvu/224

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il disinvolto e gridò un complimento alle crudeli fuggitive. Il Ferrieri e i commendatori parvero molto seccati.

Le due barche si dilungarono verso quello stretto dove il lago fa un gomito e corre ad appiattarsi dietro un alto promontorio selvoso, fra salici e canneti. Saetta precedeva il battello d’un buon tratto, malgrado le voci supplichevoli che partivano spesso da quest’ultimo perchè la lancia bizzarra non avesse a correr tanto. Esso pareva un uomo gottoso che anfanasse dietro un nipotino monello sfuggitogli di mano. Marina non mostrava udire quelle voci, e al Rico bastò un’occhiata per intendere che non dovea smettere nè rallentar di remare. Presto, di Saetta non apparve ai viaggiatori del battello che un punto bianco, la bandiera oscillante lontano tra l’azzurrognolo confuso del lago e dei vapori mattutini ancora avvolti alle montagne.

Edith era commossa. Quella gran luce in cui nuotava la barchetta, i milioni di brillanti che il sole spandeva sulle acque increspate dalla brezza, i verdi vivacissimi dei monti vicini, le tinte del fondo sfumate, calde, non le ricordavano più la Germania come i prati stesi davanti alla canonica di don Innocenzo. Ella non poteva parlare; sospirava.

— Qual sentimento prova? — le chiese Marina dopo un lungo silenzio.

— Non lo so; desiderio di piangere — rispose Edith.

— E io di vivere, d’esser felice.

Edith tacque, sorpresa dal subito fuoco che brillò nel viso e sollevò il petto di Marina.

— Ho molta stima di lei — soggiunse questa bruscamente.

Edith la guardò attonita.

— So benissimo di esserle antipatica — ripigliò l’altra; — fa niente.

— Ella non mi è antipatica — rispose Edith con voce ferma e grave.