Pagina:Malombra.djvu/225

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Marina si strinse nelle spalle.

— Va come puoi — gridò al Rico, gettando i cordoni del timone e voltandosi a Edith per parlare. Ma Edith la prevenne.

— So — diss’ella — che non è stata gentile con mio padre, e per questo non posso essere affettuosa con Lei. Vorrei dire la cosa in tedesco, perchè in italiano non so se dico bene. Ella tuttavia intenderà il mio sentimento. Non ho nessuna antipatia.

— Ella si stabilisce a Milano? — chiese Marina.

— Sì.

— Mi scriva, da Milano.

Edith pensò un momento e rispose:

— Non posso scriverle come amica.

— Ella è schietta, signorina Edith; non più di me, però; non ho detto di avere amicizia per lei, ho molta stima. Già non c’è amicizia fra donne. Non domando lettere sentimentali, vuote e false. Cosa vuole che ne faccia? Domando alcune informazioni. Non c’è bisogno di amicizia per questo.

— Nè di stima.

— Di stima sì. Non domando servigi a persone che non stimo, e sono sicura ch’Ella mi renderà questo malgrado i Suoi risentimenti. Non mi ha già fatto il piacere, stamattina, di venire in barca con me sola?

— Quali informazioni desidera?

— Vede? Lo sapevo. Le dirò più tardi quali informazioni.

Dopo qualche tempo Marina uscì con quest’altra domanda:

— Sua madre era nobile?

— Sì.

— Si capisce.

Edith si fece di fuoco. I suoi occhi intelligenti lampeggiarono.

— Non conosco persona più nobile di mio padre, — diss’ella.