Pagina:Malombra.djvu/231

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Edith la guardò sorpresa; colei fece un lieve atto d’impazienza. Allora Edith si ricordò del discorso incominciato e troncato prima, passando il lago.

— È sicura — rispose — che conoscerò questa persona?

— Lei dovrà conoscerla.

— Dovrò?

— Dovrà, dovrà. Non per far piacere a me, sa, perchè succederà così. Insomma non importa. Lei conoscerà a Milano questa persona ch’è un amico di Suo padre.

— Si chiama Silla?

Gli occhi di Marina lampeggiarono.

— Come lo sa?— diss’ella.

— Mio padre mi ha parlato di questo signore suo amico.

— Che Le ha detto Suo padre?

Edith non rispose.

— Ha paura? — disse Marina duramente.

Edith arrossì. — Non conosco questa parola — diss’ella.

Dopo un breve indugio Edith alzò il viso e guardò Marina:

— Sicuramente il vero — diss’ella.

— Il vero. Non parli del vero. Nessuno lo sa, il vero. Suo padre Le avrà detto che io ho insultato questo signore?

— Sì.

— E ch’egli, una notte, è andato in fumo?

— Sì.

— Proprio in fumo? Non le ha detto dove si trova ora? Sì che glielo ha detto; Lei non vuole ora ripeterlo a me, ma Suo padre glielo ha detto sicuramente.

— Io credo — rispose Edith con un leggero accento d’alterezza offesa — io credo che i miei discorsi con mio padre le debbano essere affatto indifferenti. So