Pagina:Malombra.djvu/306

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— Buona sera — disse una voce dalla finestra.

Era uno studente dell’Istituto Superiore che alloggiava in fondo al ballatoio. Silla lo salutò.

— Vengo di là, sa — soggiunse l’altro che si compiaceva di raccontargli i suoi amori. — Mi ha congedato subito e non vuole che ci torni prima di posdomani, perchè dice di essere andata oggi a confessarsi. Ma che fatica ha fatto! Che fatica!

Il giovane pareva ubbriaco di questo pensiero. Parlava ridendo, ansando.

— Sa, sono sentimentale per forza questa sera. Farò un po’ di musica. Farò uscire dalla finestra quella bionda, quella ch’è venuta l’altro ieri. Come? non la conosce? Al terzo piano, prima finestra a dritta. Dove c’è lume. Una francese. Buona sera.

Se ne andò cantando a mezza voce sopra un motivo dei Lombardi certa strofetta composta per il prof. B...


Per ridurre all’orizzonte
La pendenza del terreno
Si moltiplica il coseno
Per la stessa inclinazion.


Entrato nella sua camera, lasciò l’uscio spalancato e tempestò sul piano un walzer diabolico, da far ballare i morti. Silla, infastidito dal dialogo e dalla musica, si alzò per chiudere la finestra. Ma era così soave l’odore dei fiori, gli piaceva tanto quella muraglia tutta bianca di luna, quel cielo puro! Guardò abbasso. La signorina francese era uscita sul ballatoio del terzo piano e si appoggiava alla ringhiera, fumando. Due cameriere ballavano da un’altra parte e rispondevano a interlocutori invisibili; un capitano in pensione stava alla finestra, in berretto da notte, con la sua giovine governante. Silla chiuse la finestra. La santa notte di primavera gli pareva ammorbata e guasta. Chiuse vetri e imposte con impeto, tornò al suo tavolo, e dopo aver pensato a lungo con il capo tra le mani, afferrò un foglio di carta, scrisse precipitosamente: