Pagina:Malombra.djvu/322

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sono andata a Pasqua. Egli mi ha consigliato di fare speciali divozioni alla Vergine e a molti santi. Credo umilmente che questo è buono; ma io ho bisogno di sapere come fare, come parlare con mio padre tutti i momenti e non può essere poco importante se commetto errore o no. Non mi pare di poter avere aiuto superiore se non adopero anche, il meglio che posso, la mia ragione.

«Dio mi ha molto concesso perchè mio padre ora viene in chiesa e so che sicuramente prega; ma questo è stato ottenuto assai presto in principio. Egli ascolta molto volentieri parlare di cose religiose, come cerco io qualche volta, e pare allora disposto alla fede; ma se si tocca di quelle pratiche in cui entra necessariamente il sacerdote, io vedo quanto egli soffre di non esprimere la sua ripugnanza violenta. Forse nei primi tempi e forse ancora adesso egli vincerebbe, se io lo pregassi, questa ripugnanza; ma debbo io pregarlo? Posso io mettere alla tortura il mio spirito? Può esser mai questo il mio dovere figliale? E ne verrebbe un frutto buono, accetto a Dio? Quando penso le grandi ingiustizie, le grandi sventure che ha sofferto mio padre e il suo lungo vivere fra uomini che non curano le cose dell’animo e penso la sua onestà di ferro, il tenerissimo amore ch’egli ha per mia madre ancora adesso, e per me, la fede in Dio che gli è tornata, io sento di riverire mio padre come una persona santa, benchè non pratica come io e tanta piccola gente che io conosco; e mi pare male costringerlo ad atti che il suo cuore non desidera. Questi sono i miei intimi combattimenti.

«Ho bisogno, onoratissimo signore, della Sua parola viva, nella quale è un grande lume, una forza. E sovra tutto desidero che mio padre si trovi con Lei qualche tempo. Mio padre ha veramente simpatia per Lei, sentimento impossibile a conciliarsi con altri suoi. Questo è per me come un muto indice scolpito al principio di una via.