Pagina:Malombra.djvu/330

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— Ah, sicuro, perchè ci stai sopra.

— Ora capisco! — esclamò donna Laura. — Altro che orrore. Me l’ha detto mio marito. Vi vedevo tutti guardare e non capivo il perchè. Vedevo un ciuffo de’ capelli rossi di don Pippo e un braccio nudo dall’altra parte.

— Io però — osservò un’altra signora dopo aver dato un leggero colpo di ventaglio al suo vicino che le sussurrava qualche cosa all’orecchio — io trovo che la Mirellina ha avuto torto di andar via.

— Si è tradita da sè — soggiunse un giovane elegante che afferrava sempre l’occasione di tradurre le frasi degli altri, tanto per parlare.

Ne seguì un dialogo animato fra tutti. Chi biasimava, chi scusava questa "Mirellina" ch’era partita dal teatro perchè il suo amante v’era comparso con una signorina di ventura. Si parlava molto ma evitando ogni espressione troppo viva riguardo alla dama, velando e smorzando le parole per non offendere, senza volerlo, alcuni dei presenti di quelli che avevano simili intrighi.

— È stato un capriccio di Pippo — disse un giovinotto. — Ella ne ha perdonati tanti a suo marito; dunque?...

Ci fu un breve silenzio, come quando taluno dice cose poco opportune.

— E lei, chi è, propriamente? — chiese la signora che non aveva capito bene.

Parecchie voci le risposero; qui non c’eran più riguardi. Era una russa, no, un’inglese, no, un’americana. Ciascuno degli uomini pretendeva essere informato meglio. Si chiamava Sacha Ferline. Nome falso. Era venuta a Milano a studiare il canto, stava all'Hôtel de la Ville, e spendeva moltissimo; in questo eran tutti d’accordo. Don Pippo n’era innamorato. Tutt’altro! Alcuni parlavano di certe attrattive, sorridendo misteriosamente. Le signore pigliavano un’aria seria, si parlavano tra loro con gli occhi maliziosi.

Il cameriere annunciò la signora Mirelli.