Pagina:Malombra.djvu/337

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— Sei pazzo, taci — rispose Silla.

— È forse la... la... è inutile, io dimentico tutti i nomi; quella bruna in rosa, insomma? Ah no no! quella là è di B... La padrona di casa, canaglia?

— Ma no, via, taci.

— Bravo, a quella lì ci voglio far la corte io. « Toujours de l’audace ». Ma è impossibile che non ci abbi anche la tua. Cosa si viene a far qui se non si viene a fare all’amore? Guarda che gruppo di belle donne! Posson dar dei punti, per forme, a quel pezzo di marmo lì, ci scommetto; almeno la mia certo; e sono di marmo caldo. Vedi la bruna, che magnifiche occhiate a B...! Guarda tre passi a destra, gira gira adagio finchè trova gli occhi di lui, vi getta dentro un bacio e finisce piano piano il suo quarto di giro.

Intanto donna Giulia cantava con poca voce ma con molta arte un’appassionata musica scritta da Schumann su parole di Heine. Ella usava questa inelegante versione fatta per lei da un poetucolo giovinetto che palpitava presso il piano, guardando la dolce bocca onde uscivano, ebbri di amore, i suoi versi:


Ho pianto in sogno, ho pianto:
Giacevi nell’avel.
Balzai dal sonno; il pianto
Spandeami a’ cigli un vel.

Ho pianto in sogno, ho pianto:
Ero tradito e sol.
Balzai dal sonno, e tanto
Piansi d’amaro duol.

Ho pianto in sogno, ho pianto:
M’eri fedele ancor.
Balzai dal sonno; il pianto
Pioveami a fiumi ognor.


— Lasciami ascoltare — disse Silla, e andò all’angolo opposto della sala. Si trovò presso alla signora Mirelli