Pagina:Malombra.djvu/338

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ch’era pallidissima e aveva le lagrime agli occhi. Donna Giulia cantava:


                         Ho pianto in sogno, ho pianto:
                         Ero tradito e sol.


Pareva veramente una musica mista a qualche triste sogno, con le sue prime note insistenti dolorose. Diceva a Silla come la piova in casa di Edith: « Piangi, il tuo sogno è finito ». Ma egli, sbalordito, credeva di sognarne un altro, amaro anche questo. L’amica di donna Giulia era Marina. Marina avea tanto pensato a lui! Ah, quello sguardo sorpreso al chiaro dei lampi! Forse lo aveva amato. Sperarlo adesso quando egli avrebbe avuto bisogno di dimenticare il mondo e l’anima nelle braccia di una donna, ed ella viaggiava, novella sposa, chi sa per dove! Derisione, derisione! Gli altri erano felici! Gli altri avevano l’amore voluttuoso di cui respirava il profumo, l’amore appassionato di cui ascoltava lo slancio nella musica che mirava su verso il cielo, spossata, in un grido:


                         Balzai dal sonno; il pianto
                         Pioveami a fiume ognor.


Gli altri, gli uomini come quell’ufficiale!

Gli applausi, assai caldi stavolta, lo scossero. Si avvicinò al piano, con la febbre addosso.

Tutti lodavano la musica e le esecutrici che invocarono una parola di lode per il poetucolo, rosso rosso. Egli ebbe da donna Giulia uno special sorriso a cui parve tenesse molto.

— Dunque? — chiese donna Antonietta a Silla, riassettando i guanti alle sue dita affusolate. — Ha pianto?

— No, perchè non piango mai; ma ho sognato di piangere.

Malheur à qui n’est pas ému — diss’ella. — Lunedì le faremo sentir qualche altra cosa.