Pagina:Malombra.djvu/388

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Non c’entra neppure quella comunanza di opinioni ch’è il solito fondamento dell’amicizia e che pure vi mette, non Le pare? un’ombra di egoismo. Il suo affetto per un povero disutile come me gli allontana il cuore da quei rancori iracondi che sono, credo, il più grande ostacolo sulla sua via verso la Chiesa e anche, dirò, stando nel campo della religione naturale, verso Dio. Mentre egli è con me e sente piacere d’essere con me, sono sicuro che, senza alcun merito da parte mia, una certa pace si fa nel cuore; se gli viene in mente, allora, quel tale passato, gli parrà un po’ più lontano di prima. Lavoreremo. Otterremo, vedrà. Lei ha fatto benissimo intanto a non insistere, a non premere, a non molestarlo con troppo zelo.

— Povero papà! — disse Edith sospirando — Lo immaginava con il suo caro viso onesto, lo vedeva contento, sereno, lontano dal sospettare di malinconie segrete nel cuore di sua figlia.

— Gli ha mai parlato di pratiche? — chiese don Innocenzo, sottovoce.

— Direttamente, mai — rispose Edith nello stesso tono.— Cosa vuole? La confessione, per esempio! Io comprendo che per lui è l’atto più odioso, più ripugnante che si possa concepire. Quando vado in chiesa vuol sempre accompagnarmi. In questo tempo io sono andata due volte alla confessione. Sa, io ci vado assai di rado.

— Non biasimo! — disse don Innocenzo.

Parlar di religione all’aperto nelle prime ombre della sera move l’anima. N’escono allora certe intime opinioni timide che di giorno stanno nascoste per paura della gente e anche un poco di altre opinioni imposte alla nostra coscienza docile, venute dal di fuori con autorità di maestri o di libri o di esempi.

— Egli non parlò nè la prima nè la seconda volta — proseguì Edith — ma soffriva, s’intendeva bene; e dopo,