Pagina:Malombra.djvu/443

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uditi e letti nella mia vita troppi ragionamenti su queste cose della religione, benchè io non sono filosofo nè letterato. Io temerei udire da Voi argomenti uditi ancora, mi capite? argomenti che io ho inteso mettere in polvere altre volte e che mi farebbero cadere il cuore come, scusate molto la mia franchezza, se vi vedessi armato di carta pesta. Io credo che avrei migliore impressione da una critica come ho letto pochi giorni sono in un libro tedesco recentissimo, un libro di un tale Hartmann, molto empio per Voi, dove si dice che il cristianesimo finirà come ha cominciato, der reste Trost, l’ultimo conforto dei poveri e degli afflitti. Questo mi ha colpito come una gran luce sulla Vostra fede. Notate che secondo lo scrittore tutto il genere umano dovrà un giorno trovarsi afflitto dalla vanità delle cose e della vita. D’altra parte Voi non potete avere ragionamenti che prendano gli uomini come tenaglie. Voi terreste il mondo in pugno, Voi avreste il pensiero per Voi e le passioni contro di Voi. Ma è il contrario che succede; Voi avete molto più gente di passione che gente di pensiero, molto più donne che uomini, più popolo che intelligenze. No, quello che potete prendere è il cuore, credo: quando avete preso il cuore e lo tirate a Voi, bisogna bene che tutto l’uomo venga. Così sta per accadere a me perchè il mio cuore non è pieno di potere. Anche Voi, amico mio, ne avete una parte; anzi, posso dirvi una cosa? La Vostra faccia, che io amo, così buona, sopra il Vostro abito, è un molto più forte argomento per me che tutta la Vostra teologia.

Pronunciando la parola — teologia — Steinegge arricciò il naso come se fiutasse qualche putredine.

— Che spropositi! — disse don Innocenzo con le sopracciglia aggrottate e la bocca ridente.

— Non spropositi, no!

— Spropositi, spropositi. Non è vero che non abbiamo argomenti. Naturalmente una fede religiosa fondata sul mistero, non si può dimostrare con argomenti