Pagina:Malombra.djvu/488

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lucernetta moriva nelle grandi ombre chiare della notte serena senza luna.

— C’è chi vuol sostenere — diceva il sindaco dilungandosi con il curato e Steinegge verso il cancello — che abbia preso i monti. Ma s’immagini un po’ una donna come quella se vuol prendere i monti! Per andar dove, poi? Io non ci metto nessun dubbio, Lei è giù, quieta come un olio, nel Pozzo dell’Acquafonda, sa bene, quel buco che c’è là in Val Malombra.

Edith non potè udire altro, perchè coloro svoltarono il canto della casa e in cucina c’era crocchio, si parlava forte. Ell’andò a sedere sul muricciuolo in faccia alla porticina chiara che gittava tante chiacchiere nella notte solenne.

Erano tutte donne là in cucina, vecchie comari linguacciute, amiche di Marta.

— Maledette zucche — diceva una voce rude, soverchiando le altre — non capite che la è sempre stata matta, peggio, quasi, di quella d’una volta? Lui era il suo amoroso, che anche l’estate passato, quando fu qui, si trovarono insieme di notte fuori di casa, e questo lo ha raccontato anche il «pitòr» se vi ricordate bene. Adesso lui voleva piantarla e lei non ha detto nè uno nè due, e ha fatto il colpo. Eh! Ce ne sono bene tutti i giorni, sulle gazzette di quei fatti lì!

— Oh anima! — disse un’altra comare. — E come faceva ad averci le pistole?

— Ce l’ha sempre avute le pistole. Almeno questo agosto ce le aveva di sicuro, perchè il giardiniere lo raccontava che la sua padroncina si divertiva a sparare addosso alle statue.

— E il signor dottore — saltò su una terza — dice che aveva paura che la si volesse ammazzar lei; ma che non ci è mai venuto in mente che volesse ammazzar quell’altro.

— Non avrà saputo bene la storia. Sì che si voleva