Pagina:Malombra.djvu/495

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avrà avuto, povero giovane, vedendosi trattar così bruscamente da me, con tutti i miei principî religiosi! Lui che domandava aiuto per non affondare! Potevo ben fare diversamente, esser sincera, parlargli allora come gli ho scritto dopo; ma ho creduto...

Non potè continuare.

— No, signora Edith — rispose don Innocenzo, — non bisogna mettersi in mente queste cose. Come poteva Ella prevedere un caso simile? Volendo compiere un sacrificio tanto nobile, si è comportata nel modo più saggio, con lo scopo di non favorire illusioni, di lasciare il giovane interamente libero... La sua coscienza è purissima e dev’esser tranquilla.

Dopo qualche tempo Edith levò il viso.

— E non esser qui domani! — diss’ella.

— È meglio, creda. Non potrebbe dissimulare con suo padre; e chi sa quanto soffrirebbe di vederla così.

— Almeno — sussurrò Edith — guardi che qualche pietosa creatura lo segua anche lui. Preghi anche dopo — soggiunse — e faccia pregare.

Don Innocenzo glielo promise, ma ella non era contenta ancora, aveva qualche penosa parola da aggiungere.

— Hanno scritto a’ suoi parenti?

— Non lo so.

— Già non lo amavano neppur essi. Vorrei pensare io per una memoria, come posso. Bisognerebbe che mi aiutasse Lei perchè nessuno ha da saper niente e mio padre meno di tutti.

Don Innocenzo le prese una mano, gliela strinse silenziosamente.

— Le manderò un piccolo disegno da Milano — disse ella. — Per questa cosa Lei mi scriverà ferma in posta.

— Farò tutto — rispose il prete — come per un fratello.

L’olio della lucerna veniva meno, la notte entrava nella camera.

Don Innocenzo si alzò.