Pagina:Malombra.djvu/55

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sino a due anni or sono; non mi ha risposto mai. Potrebbe anche non essere più al mondo. Cosa è questo? Si beve, si fuma, si ride, ooh!

Dopo questo epilogo filosofico il segretario tacque. Era notte oscura. La stradicciuola tagliava per isghembo un pendìo cespuglioso dal vallone del palazzo alle prime nere casupole di R.... Abbasso, il lago dormiva. Nel Palazzo si vedevano ancora illuminate le finestre della biblioteca e altre due nella stessa ala sull’angolo del secondo piano; una verso ponente, l’altra verso mezzogiorno. Prima di toccar le casupole il sentiero svoltava fra i due muricciuoli bassi, in un avamposto di granoturco e di gelsi.

— Dove andiamo? — domandò Silla affacciandosi all’entrata scura del villaggio.

— Solo un poco avanti — rispose Steinegge, incoraggiandolo.

— Le sarei grato se ci fermassimo qui.

Steinegge sospirò.

— Come volete. Fuori del ciottolato, allora.

Ritornarono un passo indietro dai muricciuoli e sedettero sull’erba, dalla parte del ponte.

— Io faccio come volete, signor — disse il segretario — ma questo è molto male per voi di non bere. Gli amici delle ore tristi sono pochi e il vino è il più fedele. Non bisogna trascurarlo. Mostrategli di vederlo volentieri, vi accarezza il cuore: trattatelo male e, se un giorno ne avrete bisogno, vi morderà.

Silla non rispose.

Era dolce a contemplare, nello stato d’animo suo, la notte senza luna nè stelle. Dal vallone spirava una tramontana fresca, pregna d’odor di bosco.

Erano lì da pochi minuti quando udirono a destra fra le casupole un suono cupo di molti passi, che si allargò subito all’aperto e si fermò.

— Ooh, Angiolina! — chiamò qualcuno.

Silenzio.