Pagina:Malombra.djvu/56

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— Ooh, Angiolina!

Una finestra si aperse e una voce femminile rispose:

— Che volete?

— Niente, vogliamo. Siamo qui al caffè della valle a prendere il fresco come i signori, e vogliamo far quattro chiacchiere.

— Maledetti ubbriaconi, è questa l’ora di far chiacchiere? Dovevate stare all’osteria a far chiacchiere.

— C'è troppo caldo— saltò su un altro. — Si sta meglio qui a cavallo de’ muri. Non sentite che bel freschino? Come volete fare a dormire? L’è pazzia stare a letto con questo caldo. Non è andato a letto neppure il vecchio del Palazzo stasera. Non vedete che ha ancora acceso il lume?

— Non si vede da qui. Sarà il lume della signora donna Marina.

— Oh adesso! Mai più. C’è bene anche quello, ma le due finestre chiare, abbasso, sono quelle dei libri. Ho mica da saperlo? Sono stato giù l’altro giorno a metterci due lastre.

— Ci hanno ad essere dei forestieri — disse un terzo.

— Sì, c’è un giovinotto di Milano. L’ha detto il cuoco stasera dalla Cecchina. Ci deve essere per aria di combinar qualche cosa con la signora donna Marina.

— Stia allegro chi la toglie, quella lì, che toglie un bel balocco, sì! — disse la donna. — Ha detto così la signora Giovanna alla Marta del signor curato, che hanno attaccato lite anche oggi e che lui, il vecchio, le ha sbattuto giù il libro dalla finestra, e lei allora ha fatto il demonio. La signora Giovanna tiene dal suo padrone, ma già sono matti tutti e due. Solo per il nome non la vorrei quella lì, se fossi un uomo. Ha un gran nome da strega, sapete. Malombra!

— Oh sì, sì, come ha ragione questa donna, da strega! — disse piano Steinegge. — Questo è divertente.

— È mica Malombra, è Crusnelli.

— Malombra!