Pagina:Manuale di economia politica con una introduzione alla scienza sociale.djvu/232

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222 conc. gen. dell’equil. econ. [§ 196-198]

minore dell’ofelimità dei 5 gr. di vino, non può che essere eguale.

197. Perchè il ragionamento fosse rigoroso, occorrerebbe, per altro, che le quantità fossero infinitesime. Quando sono finite, non si può dire che l’ofelimità di 10 gr. di pane aggiunti ai 10 kg. di pane sia eguale all’ofelimità di 10 gr. di pane. Si potrebbe, del resto, ragionare solo per approssimazione e considerare una media. Ma su ciò non occorre fermarci; e, in un modo o nell’altro, un concetto del fenomeno si ha.

198. Per quantità piccolissime, si può supporre che l’ofelimità è proporzionale alle quantità. L’ofelimità dei 5 gr. di vino sarà dunque circa la metà dell’ofelimità di 10 gr. di vino (sarebbe rigorosamente metà se si considerassero quantità infinitesime); e perciò si potrà dire che per l’equilibrio occorre che l’ofelimità di una piccolissima quantità di pane sia eguale alla metà dell’ofelimità della stessa piccolissima quantità di vino. Dovrà perciò l’ofelimità elementare (§ 33) del pane essere eguale alla metà dell’ofelimità elementare del vino. Ossia, rammentando che il prezzo del vino è due, potremo ancora dire che debbono essere eguali le ofelimità elementari ponderato (§ 34) del pane e del vino.

Sotto tale forma la proposizione è generale pel tipo (I), e vale per un numero qualsiasi di individui che si lasciano guidare direttamente dai proprî gusti (§ 41) e per un numero qualsiasi di merci, purchè si supponga che il piacere che procura il consumo di ciascuna merce sia indipendente dal consumo delle altre (IV, 10, 11). In tal caso ogni individuo paragona una delle merci, A, ad esempio, alle altre B, C, D.....; e nelle sue trasformazioni si ferma quando, per lui, le ofelimità ponderate di