Pagina:Manzoni.djvu/145

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

gl’inni sacri e la morale cattolica. 143

la Sposa di Cristo, per intenderne il motivo; onde, per capire l’immagine bisogna presupporre nel popolo una nozione che gli manca. Nella Risurrezione, per dirci che Cristo non durò alcuna fatica a rovesciare il marmo del suo sepolcro, il Manzoni ricorre ad una similitudine, per la quale il Redentore ci appare in figura di uno di que’ poderosi Giganti della leggenda popolare indoeuropea, che senza alcuna fatica operano prodigiosi tours de force; e la lenta cura che pone il Poeta nel rappresentarci la similitudine, diminuisce l’efficacia dell’atto taumaturgico attribuito al Cristo:

Come, a mezzo del cammino,
     Riposato, alla foresta,
     Si risente il pellegrino
     E si scote dalla testa
     Una foglia inaridita,
     Che dal ramo dipartita
     Lenta lenta vi ristè;
Tale il marmo inoperoso,
     Che premea l’arca scavata,
     Gittò via quel Vigoroso,
     Quando l’anima tornata
     Dalla squallida vallea
     Al Divino che tacea:
     Sorgi, disse, io son con te.


Ma quando il Manzoni, nell’Inno medesimo, lascia stare i dogmi od i miti, per tornare a predicar semplicemente quella carità cristiana ch’egli sentiva già fortemente anche prima di mettersi nelle mani del suo confessore, quella carità ch’è principio, fonte, alimento d’ogni religione, il suo linguaggio torna semplice,