Pagina:Manzoni.djvu/168

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166 il manzoni poeta drammatico.

Il Manzoni fu sempre un po’ repubblicano; se ne lagnavano nel 1848 il Giusti e l’Azeglio, quando lo vedevano diffidar troppo delle promesse del re Carlo Alberto. E da repubblicano, con poca verosimiglianza storica, egli faceva parlare il moribondo Adelchi al re Desiderio suo padre:

     Gran segreto è la vita; e nol comprende
     Che l’ora estrema. Ti fu tolto un regno;
     Deh! nol pianger; mel credi. Allor che a questa
     Ora tu stesso appresserai, giocondi
     Si schiereranno al tuo pensier dinanzi
     Gli anni, in cui re non sarai stato, in cui
     Nè una lagrima pur notata in cielo
     Fia contra te, nè il nome tuo saravvi
     Con l’imprecar de’ tribolati asceso.
     Godi che re non sei, godi che chiusa
     All’oprar t’è ogni via; loco a gentile,
     Ad innocente opra non v’è; non resta
     Che far torto, o patirlo. Una feroce
     Forza il mondo possiede e fa nomarsi
     Dritto; la man degli avi insanguinata
     Seminò l’ingiustizia; i padri l’hanno
     Coltivata col sangue; e omai la terra
     Altra mèsse non dà.


Tutto ciò è grande, è vero, è degno del Manzoni, e si capisce che dovesse piacere al Mazzini, ma stona nel linguaggio di un Principe longobardo del IX secolo. Come tragedie storiche, il Carmagnola e l’Adelchi, mi paiono, sia detto con tutto il rispetto de’ loro pregi letterarii, lavori sbagliati; ma essi, oltre all’importanza che hanno per le novità che introducono nella drammatica italiana, obbligando le persone