Pagina:Manzoni.djvu/17

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prologo. 15

la vita, i pensieri, i sentimenti, prendendo per guida principalissima i suoi proprii scritti. Questo esercizio minuto richiede naturalmente un po’ di pazienza, tanto in chi lo intraprende, quanto in chi conviene ad osservarlo; ma, s’io non erro, poichè avremo, voi ed io, fatto prova insieme di questa necessaria virtù, ci troveremo finalmente innanzi, quasi senz’accorgercene, vivo ed in piedi, un nuovo Manzoni, che nè voi nè io ci eravamo, prima di ristudiarlo, immaginato fosse per riescire così grande, per quanto lo ingrandisse già la nostra ammirazione, nè così importante, per quanto fosse già molto viva la nostra curiosità di conoscere tutto ciò che lo riguardava.


II.


La nobiltà del Manzoni.


In una delle sue lettere alla propria moglie, Massimo d’Azeglio le narrava una visita fatta al paese originario di casa Manzoni: «Ci hanno detto (egli scrive) che i vecchi della famiglia, ai tempi feudali, avevano un certo cane grosso, che quando andava per il paese i contadini erano obbligati a levargli il cappello, e dirgli: Reverissi, sur can (La riverisco, signor cane).» Un proverbio della Valsássina, ove i Manzoni una volta spadroneggiavano come signori del luogo insieme con la famiglia de’ Cuzzi, suona ancora così:

Cuzzi, Pioverna e Manzòn
Minga intenden de resòn.