Pagina:Manzoni.djvu/202

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200 intermezzo lirico:


E pure mancò poco che per essa il Manzoni non rischiasse il capo, quando si pensi che per assai meno si empirono di generosi patriotti italiani le carceri di Gradisca e dello Spielberg.

È noto come il Confalonieri, quando in attesa de’ Piemontesi si ponevano già dai congiurati lombardi

         Che or levate scintillano al Sol.
              Già le destre hanno strette le destre;
         Già le sacre parole son porte:
         O compagni sul letto di morte,
         O fratelli su libero suol!
    Chi potrà della gemina Dora,
         Della Bormida al Tanaro sposa,
         Del Ticino e dell’Orba selvosa
         Scerner l’onde confuse nel Po;
              Chi stornargli del rapido Mella,
         E dell’Oglio le miste correnti,
         Chi ritogliergli i mille torrenti
         Che la foce dell’Adda versò;
    Quello ancora una gente risorta
         Potrà scindere in volghi spregiati,
         E a ritroso degli anni e dei fati
         Risospingerla ai prischi dolor:
              Una gente che libera tutta,
           O fia serva tra l’Alpe ed il mare,
         Una d’arme, di lingua, d’altare,
         Di memorie, di sangue e di cor.
    Con quel volto sfidato e dimesso,
         Con quel guardo atterrato ed incerto,
         Con che stassi un mendìco sofferto
         Per mercede nel suolo stranier,
              Star doveva in sua terra il Lombardo;
         L’altrui voglia era legge per lui;
         Il suo fato un segreto d’altrui;
         La sua parte servire e tacer.
    O stranieri, nel proprio retaggio
         Torna Italia, e il suo suolo riprende;
         O stranieri, strappate le tende