Pagina:Manzoni.djvu/233

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i promessi sposi. 231

che se ne staccasse affatto; e, stante questo, si proponeva di cooperare a un così buon fine. Giacchè, come diceva spesso agli altri e a sè stessa, tutto il suo studio era di secondare i voleri del cielo; ma faceva spesso uno sbaglio grosso, ch’era di prender per cielo il suo cervello.» Qui metteremo un punto d’interrogazione. Quando si pensi che il Manzoni avea corso rischio, nella primavera del 1821, di andare a morire sulle forche, a motivo del suo Inno rivoluzionario e della sua amicizia pel Confalonieri, non è egli probabile che sotto quel «poco di buono, quel sedizioso, quello scampaforca» di Renzo sia da ravvisarsi per un momento il Manzoni stesso, in Lucia che avrebbe dovuto staccarsi da lui la signora Blondel, in Donna Prassede qualche sua bigottissima amica, a cui il Manzoni non dovea parere convertito abbastanza e in ogni modo

Un di que’ capi un po’ pericolosi,


come il poeta Giusti nel Sant’Ambrogio definiva per l’appunto l’Autore de’ Promessi Sposi? Mi provo a indovinare, e malgrado dell’industria grande del Manzoni a mescolar bene le sue carte, mi studio di capire la malizia del suo giuoco. La Blondel, com’è noto, era nella sua nuova fede cattolica molto più ardente dello stesso Manzoni, ed avrà, senza dubbio, cercato o trovato fra le sue nuove amiche qualche consigliera del tipo di Donna Prassede. Noi non sapremmo essere attratti molto, per dire il vero, dalle idee di una povera e rozza contadina come Lucia; ma se si fosse, per un’ipotesi, travestita, anche un solo momento, da Lucia la signora Blondel, quando il Manzoni ci assicura che «quella