Pagina:Manzoni.djvu/80

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78 carme autobiografico.


Incomincia il Poeta accortamente col rivolgersi alla madre, rammentando com’egli fosse solito a scusarsi presso di lei, per avere fino a quel dì coltivata solamente la poesia satirica, poichè non gli era apparso sopra la terra un solo raggio di virtù, al quale potesse consacrare l’ingegno poetico. Ma, dopo avere inteso come la madre rimpiangesse la rara virtù dell’amico che le era stato tolto, gli parve almeno che il ricordo di quelle virtù potesse destare in alcuno il proposito di farle rivivere in sè. Il giovine Poeta vede veramente o immagina d’avere veduto in sogno il conte Carlo Imbonati, ma in figura di malato già consunto dal proprio male. Egli serba tuttavia sempre molta calma nell’aperto volto e nell’aspetto, i quali inspirano pronta fiducia anche agl’ignoti. Pensosa è la fronte di lui, mite e sereno lo sguardo, il labbro sorridente. Il Poeta ventenne fa prontamente atto di volerlo abbracciare e di favellargli:

                           ma irrigidita
Da timor, da stupor, da reverenza
Stette la lingua.


Allora l’Imbonati stesso prende a parlare, e dice come un affetto imperioso lo muova a ritornar presso di lui, che, nel fine di sua vita, era stato oggetto dei suoi più vivi desiderii:

                              E sai se, quando
Il mio cor nelle membra ancor battea,


    Supplemento all’Enciclopedia popolare del Pomba, preferisce invece far credere che il Manzoni abbia scritto il Carme per l’Imbonati, per riconoscenza della pingue eredità ricevuta!