Pagina:Marinetti - Il tamburo di fuoco.djvu/68

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

d’insetti febbriferi. Una mortale febbre si propagò, emaciando e spremendo gli abitanti, che ebbero appena la forza di trascinare le loro gambe spente fuor dalle loro dimore. Allora, scivolando sui loro anelli i serpenti s’impadronirono della città abbandonata. Ieri vinsi l’acre odore di muffa, incenso, sterco e putredine per raggiungere la soglia della moschea. È circondata da acque così limpide che si può mirarne il letto di sabbia malgrado una profondità di cinque o sei stature umane. Vi sono alberi altissimi che la ombreggiano. Altri, abbattuti dalla folgore, mi servirono di passerella su quelle acque guardiane. La moschea ha una cupola a squame verdi, che sembra la parte rimpinzata del minareto, ritto serpente al quale si accoppia spesso un vero boa gigantesco attorcigliato. Dentro alla moschea, nell’arruffio delle stuoie sacre, migliaia di serpenti sibilano come cordami di navi strimpellati dalla bufera. Vi ho trovato i miei serpenti boa lunghi più di 6 metri e grossi quanto il mio braccio. Stanno bene in quelle nicchie piene di sorci! Matasse di serpenti-scudiscio,

62