Pagina:Marinetti - Scatole d'amore in conserva, 1927.djvu/58

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Era ancora un pò' buio, quando il treno si fermò alla stazione di Kafer el Zayat, piccola tettoia di legno imbacuccata di banani, in riva al Nilo invisibile.

Mohamed el Raged, il mezzano dello Stato Maggiore inglese, che mi era stato raccomandato con tanto calore da sir Ward, ci aspettava per condurci al convegno di caccia e... per farci gli onori erotici del villaggio.

Lo rivedo ancora nella mia memoria, come se fosse cosa di ieri, chiassoso e cerimonioso, inchinarsi, tenderci la mano, avvicinarsi agilmente alla bocca le nostre dita, e gridare ordini imperiosi ai nostri due negri, portatori di vettovaglie.

Quel gran sacripante dinoccolato ci sedusse tutti, fin dal primo momento. Simpatica faccia color cioccolata, grandi occhi neri, intelligenti e placidi e gran naso adunco.

Mohamed ci precedeva a grandi passi, facendo ballare il fiocco nero del suo fez e indicandoci la strada con un gesto maestoso. Certo egli aveva un aspetto assai nobile, nella sua galabieh sventolante, di crespo nero, semiaperta su una tunica attillata di seta a righe gialle-canarino e verdi-pistacchio.

Eravamo dieci cacciatori appassionati: tre greci, cinque inglesi e due italiani, tutti desiderosi di uccidere almeno cento quaglie, lontano da Alessandria, resa inabitabile dalle feste del Bahiram. Capanne cubiche ci apparvero dapprima ai due lati della strada; capanne quasi interamente costruite col fango del Nilo, giallastre e circondate

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