Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/180

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Eugenia

Se ci separavamo per pochi giorni, il nostro amore si precipitava nelle lettere come un fiume in uno squarcio della terra. Le volte gelose della sintassi e della busta chiusa comprimevano e centuplicavano la violenza di quel fiume sotterraneo di voluttà selvaggia e di tenerezza divina.

Mario

Sí, sí. E la carta rombava, strideva, scottava, bruciava, diventava carne, lagrimava e godeva, godeva.

Eugenia

Ho qui le nostre lettere, Mario. Vuoi che rilegga la tua ultima da Calcutta? Eri all’ospedale con una febbre maligna, e fosti preso da un delirio improvviso tale da non poter chiudere la lettera, che mi fu poi spedita dall’infermiera...

Mario

Non leggere. Non leggere. Sarebbe entrare nella pazzia.

Eugenia

aprendo il pacco delle lettere e sfogliandole con mani febbrili:

Mario, Mario, permetti che io le legga a Lucia, soltanto a Lucia! Lucia mi vuol bene e mi comprende.

Mario si impadronisce delle mani di Eugenia per vietare la lettura.

Lucia

Scusate la mia franchezza, amici. Io non comprendo l’importanza che voi date alle lettere d’amore. Quando si ha la presenza della persona amata a che vale rileggere le lettere?


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