Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/179

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Eugenia

singhiozzando di gioia e baciando le mani a Mario con tenerezza:

Caro! Caro! Caro! Caro!

Mario

Amare insieme le cose belle! Insieme, santa parola! Scoprire un Dio in ogni cosa nuova e adorarlo insieme! Sapersi capace di tutta l’arte e di tutta la gloria, avere nei muscoli la scaltra combattività che porta gli uomini al potere, e rinunciare a tutto ciò per darsi al capolavoro dell’amore... Eugenia, Eugenia, perché tremi, non tremare, non piangere. Si, ho rinunciato e sono felice.

Eugenia

con angoscia:

Non pronunciare questa parola. Si sciupa alla luce! (Quasi in sogno) Quante gare fra noi due per estrarre da un paesaggio, da una musica, da un colore, da un profumo, da un contatto una essenza di dolcezza che a poco a poco si personifica, diventa un essere vivo, un soave fantasma! Queste forze misteriose svegliate da noi balzavano fuori e popolavano benignamente quella parte del nostro essere che l’amore lasciava inoperosa. Quando il paesaggio non ci soffocava con la sua bellezza, noi gli imprimevamo una ispirazione lirica tale da trasformarlo in un pubblico attento umile ed estatico davanti all’impressionante nostro amore perfetto.

Giovanni

si rialza per riprendere fiato, ascolta questa ultima frase e dice gravemente:

Ciò conduce ad interrogare insieme e ad adoperare insieme la morte! (Si china di nuovo sulla fumarola)

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