Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/23

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coloro che si sono accampati in questo avvallamento. Quei roccioni perpendicolari esasperano la furente pazzia del calore. Fissali, se puoi, e vedrai sulle loro pareti abbaglianti due mostruosi bocche segate da enormi diamanti che ridono. Queste ondulazioni coprono un lurido carname... La sabbia ha i luccicori d’un drappo funerario tessuto d’argento... Sono però vermi e non fili d’argento!

Kabango

Tranquillizzati, quei vermi non ci mangeranno.

Bagamoio

Ora mi spiego questo strano odore aspro, amaro e dolciastro. Fra quei cadaveri e quelle carcasse, vi sono dei carichi di pelli, spezie, spugne, tabacco, che cuociono sotto la sabbia.

Kabango

Questa non è luce, ma la lava di un vulcano che straripa in cielo. Abbiamo sotto i piedi della bracia.

Bagamoio

Piú di sessanta gradi!

Lanzirica

Mi ricordo di essere passato di qui molti anni fa. Sí! Questo è il famoso cimitero delle carovane. Quei roccioni abbaglianti hanno un nome tragico: gli Specchi della morte! L’avvallamento non conduce a nulla. Il vento che lo scava e lo livella illude le carovane. Tutte quelle che furono illuse non avranno piú altre illusioni.

Kabango

Io non sono una carovana. Sono Kabango, forte, tenace, pronto. Ci fermeremo qui poche ore, poi con slancio ripren-

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