Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/315

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


di che si tratta, papà. Tu, caro Musoduro, tu, papà mio, tu, secondo queste carte, tu, tu non sei più mio padre!

Musoduro

Queste parale, Pedina, continuano un mio sogno di trent’anni fa. Avevo venti anni, a Roma, ero ammalatissimo. Non mi fu possibile sapere la verità della tua nascita. Ora finalmente so che mia figlia è realmente morta.

Perlina

Allora, allora, papà... io non avevo il diritto di manifestarti, come feci, la mia immensa tenerezza.

Musoduro

Non torturarti, non lacerarti il cuore, Perlina! Vedi, malgrado il dolore rimango fermo e lucido in questa nuova atmosfera la cui atroce luminosità mi brucia la pelle. Non temere. Sei sempre la mia compagna, il mio secondo cuore, quella che cercavo dovunque e che ho trovato. Ma non ti accarezzo, né ti accarezzerò più, come una volta. Ti perdo come figlia mia. Ti ritrovo diversa, ma più vicina alla mia anima e ancor più mia.

Perlina

Dimmi papà, ero colpevole quando ti baciavo la fronte, e ogni sera, sulla bocca, prima di addormentarmi? Poiché non ero tua figlia, i miei baci celavano certamente un desiderio di amore colpevole.

Musoduro

Nessuna colpa. Tu mi amavi. Spero che mi amerai sempre come... (un lungo silenzio) come... (un lungo silenzio), si, come un padre. Obbediremo cosi all’abitudine (sorridendo) che è una seconda natura. (Un lungo silenzio)

314