Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/51

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Kabango

sdraiato:

Taglia pure, senza pietà.

Lanzirica

medicando con Mabima il piede di Kabango:

So improvvisare delle strofe che accarezzano lo spirito e distraggono dal dolore fisico. Ascolta!

Gracidatori, Frusciatori, Rombatori.

Fra le liane e i bambù gracida il curacco!... Ora tace. Le fontane cantano vicine e lontane. Io ne imiterò le cadenze modulando la mia voce. Inebria i tuoi occhi di tutte le sfumature di questo verde infinito. Fissa ogni foglia come se fosse il volto di Mabima. Mescola i tuoi nervi alle fibre vegetali. Incita i tuoi muscoli a gareggiare con la potenza di questi tronchi colossali. Liberati dalla tua coscienza umana. Vegetalizza la tua carne. Imita appassionatamente le curve dei fogliami. Diventa foresta tu stesso, col tuo deserto intorno a te...

Ritto, chiamando a raccolta le anime della foresta:

Anime Vegetali! Venite! Venite! Mescolatevi alla carne di Kabango! Assorbite la sua essenza umana!

Frusciatori, Ronzatori, Gorgogliatori.

Ascolta, ascolta, Kabango! Il tuo cuore ronza come un alveare. Le tue vene sono gare di frulli, trilli, garriti, pigolii e cinguettii. I tuoi muscoli si mutano in ghirlande di lilla, acacia e caprifoglio. Il tuo pensiero pullula come un’acqua fresca che disseta, ma non ragiona. Kabango, distenditi per terra. Vicino a te Mabima profuma l’aria con le sue rose. I suoi capelli sono morbidissimi ciuffi di vaniglia. Ora la tua carne non è più che un vellutato formicolio che ondate di

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