Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/578

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pianure d’acciaio nelle piatte mani aperte del Dio di Furr, il Dio della Velocità?

Furr

Un anno fa i gabbiani venivano a divertirmi beccando i miei pensieri sulla mia fronte. Ora sono morti dopoché Mollazzon mi ha fatto spalmare la testa di un veleno per gli uccelli. I Mollenti odiano gli uccelli e le loro ali. Il mare è fuggito lontano e nel porto insabbiato sono morte anche le navi. Da che il sole maledetto dai Mollenti incominciò a evitare questa città, sparì anche la luna che essi tanto amavano, cosicché Mollazzon pensò di regalarmi questo proiettore con cui devo fingere gli effetti lunari. Hanno avuto bisogno della forza elettrica dei miei nervi per nutrire di lunghi raggi lunari le loro nostalgie. Ma non passa mai nessuno. A che vale accenderlo? Non vi sono più battesimi, e nessuno accorgendosi più di morire, si fa a meno dei funerali e dei preti. E intanto le erbe salgono e mi stringono ai fianchi. Mi sono liberato il braccio destro, per fortuna. Il nodo che stringe il braccio sinistro non cede però. L’altra notte col destro ho manovrato il proiettore in modo da guidare in cielo un dirigibile smarrito. L’equipaggio mi ha lanciato una corda che io ghermii a volo, ma ad un tratto mi urlarono di mollare, e dovetti mollare. Evidentemente avevano sentito salire l’odore pestilenziale della città trapassata e sono fuggiti. Incomincia a piovere. Accenderò il proiettore più tardi.

1° Portalettere

appare all’angolo del palazzo, vi si ferma un attimo, poi corre a rifugiarsi sotto le sporgenze del rozzo piedistallo di Furr:

E’ proibito correre e le mie gambe non sanno più correre, ma io non voglio lasciarmi inzuppare da questa maledetta pioggia futurista. Unico segno di vita nella città trapas-

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