Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/581

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zandolo. La navata centrale resiste ancora. E’ piena di tutto quel bestiame di granito terrorizzante. Tigri, leoni, elefantini, elafantoni, gattacci guidati da gobbi e da diavoli. I leoni torcono le mascelle sotto il peso delle colonne di Dio che scavano il loro dorso. Il pulpito ha per balaustra una siepe di santi di marmo. Dall’alto le finestre svasate colano una luce avvilita.

1° Portalettere

Che silenzio!

2° Portalettere

Una volta le donne traversavano la basilica per ripararsi dalla pioggia. Come passeri deponevano una preghiera sull’inginocchiatoio, e via. Gli uomini invece si spezzavano su una panca, sui rottami. Ora non vi sono che 5 beghine, nere, immobili, fuse col legno della panca nera. Le vedi?

1° Portalettere

Si, sembrano morte.

2° Portalettere

Più che morte! Fossili. Le candele accese sono luci perdute in fondo ad una foresta in bufera. Ora i secoli bui danno l’assalto alla Basilica. Essa non è più protetta da Cristo in croce che pende sospeso come una goccia d’infinito sull’aridità assetata del tempo. Accanto all’altare di destra c’è un funebre esercito di seggiole. Discutono, ferme. Si abbracciano, si strozzano, si accavallano. Scricchiolano frasi di questo genere: «Non si siede più nessuno! Sono finite le sedute! A che vale salire su di te per vedere se viene uno stanco? Tutti sono condannati a camminare per sempre e ci disprezzano!» Le seggiole non sentono né vedono il pulpito, pieno di gesti tortuosi e di lunghe parole che navigano verso i ceri come verso fari. Kira, l’elettricista, pochi minuti prima


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