Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/78

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Kabango

Bagamoio, non sgomentarti!... Non sporgerti fuori dagli alberi. Bisogna salvare il Sinrun! Se il mio destino m’impone di sacrificarmi, mi sacrificherò. Abbiamo dietro di noi la minaccia dei serpenti e degli elefanti! E davanti a noi l’orda dei miei beneficati traditori! Ma il cervello è ancor pieno di astuzie sottili! Io non posso proseguire. La mia gamba è quasi morta. Il veleno l’ha tutta invasa. Bagamoio, ti consegno le pelli sacre del Sinrun, perché tu, con le tue mani, le consegni a mio fratello.

Bagamoio

Farò ciò che tu mi comandi. Ma tu, come ti salverai?

Kabango

Non mi salverò. Anzi, attirerò contro di me tutti i loro odi rapaci. Morrò sotto i loro corpi. Mi colpiranno subito al cuore, ma esiteranno prima di frugare il mio cadavere. So che mi temono anche morto, e il -mio cadavere squartato li terrorizzerà ancora col suo fuoco e la sua luce, come un vulcano. Sarà tanto di guadagnato per il Sinrun. Mentre in cerchio mi contempleranno finalmente morto, senza osare toccarmi, tu potrai correre, correre a tutta velocità, appiattandoti di tanto in tanto nella sabbia, e senza fermarti giungerai nell’oasi di mio fratello.

Rullo di tamburi mediante 5 Sibilatori e 5 Ululatori.

Bagamoio

Sono sicuro, sicuro di giungervi! Non temere! Ho muscoli d’acciaio. Basta che io possa scivolar giù fino al letto dell’Uadi senza essere colpito. Vedi, Kabango, quelle piante arsicce fra i sassi -rossi. Basta che io non sia colpito sul sentiero scoperto!


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