Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/81

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riposo. Ti amo, Mabima. Baciami, e aiutami con un ultimo bacio ad amare, più che il Sinrun.

Mabima

Sono felice di morire con te per salvare ciò che ami più di me. Ora incomincia la notte ideale di cui mi parlavi nella foresta. Notte eterna, profumata e ’illuminata di fortune alte e definitive nel placido letto della morte. Tutti i giacigli della terra sono inadatti all’amore. Gemono sotto l’amplesso dei corpi, come belve schiacciate e gementi. I giacigli di foglie dell’oasi scricchiolano come passi di ladri. I giacigli dei ricchi sono pieni di gemme impertinenti che spiano. Ricordi i nostri primi baci nella lunga barca dai cento rematori?

Kabango

Ricordo. Il vento del mare ci docciava con le perle del sudore dei rematori. Erano tutti lieti di offrirti la loro forza devota!

Mabima

Ma tu ti trattenevi dal baciarmi per non offenderli!... (Silenzio.) Kabango, il letto della morte è muto, infinito, senza distrazioni, nè testimoni.

Scoppia in pianto.

Kabango

Perché piangi?... Non piangere, non tremare cosi. Povera Mabima!...

Lungo silenzio.

Ascoltami. Io sono già staccato dalla terra. Ma tu sei la primavera! Tu appartieni alla terra! Devi vivere! Va con Bagamoio.

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