Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/80

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Bagamoio

Rabbia! I loro urli mi dànno il vomito! Strepitano come rospi rimpinzati di luna... Li affetterei e mangerei come cocomeri diacci! Sanno che non puoi sfuggire ai loro colpi e pregustano la conquista del Sinrun! Sperano di portarlo in giro a suon di tube, pifferi e derbuke, sparando a cavallo e facendo la fantasia! Ah! Ah! Non avranno il Sinrun! Non l’avranno mai! Il Sinrun è mio, mio, mio, carne della mia carne!... Kabango, devo partire?

Kabango

No, aspetta. Fra poco. Preparati ad un lungo slancio di tigre giù per la china, quando mi ergerò su questa cresta, fuori dagli alberi. Subito mi riconosceranno per la mia statura. Tutti gli occhi e tutti i fucili saranno puntati su di me. Allora tu, pronto, scatterai giù per il sentiero senza fermarti. Curvo, pancia a terra, radendo il suolo! Che non ti si veda! Come un fumo veloce! Comprendi? E senza fermarti! Ti si dovesse schiantare il cuore!

Bagamoio

Ho il cuore di uno struzzo, io! Cuore di cavallo arabo! Cuore di dromedario! Non si schianterà, sta sicuro! Sono Bagamoio, il corridore! Il rullo del tamburo e il fuoco del sole frusteranno i miei garretti. Grazie, Kabango, per l’alto onore che mi hai concesso!

Bagamoio viene verso la ribalta e si mette nella posa tesa in avanti di un corridore che aspetta il segnale di partenza.

Kabango

a Mabima che lo abbraccia teneramente:

Non ho voluto che tu fuggissi con Bagamoio, per non ritardare la sua corsa, che deve essere velocissima, senza


79