Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/208

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23.Il carro ascende, e d’impiegar disegna
del figlio in quest’affar le forze e l’armi.
Ma convien ch’i suoi Cigni a fren ritegna,
ché dubbiosa non sa dove trovarmi.
Per le belle contrade, ov’ella regna,
ili lido in lido invan prende a cercarmi,
poi che quivi e per tutto in terra e ’n Cielo
come e quando mi piace, altrui mi celo.

24.Prendo qual forma voglio a mio talento
e con Tacque e con l’aure io mi confondo.
Talor grande cosí mi rappresento,
che visibil mi faccio a tutto il mondo.
Talvolta poi sí picciolo divento
ch’entro il giro d’un occhio anco m’ascondo.
infin son tal, che ben che m’abbia in seno,
chi piú mi sente mi conosce meno.

25.Lascia la Grecia e prende altri sentieri,
vaga d’udir novelle ov’io mi sia;
né piú de l’Asia entro i famosi imperi
de le vestigia mie la traccia spia:
ma stimulando i musici corsieri,
verso le piagge italiche s’invia;
ché sa ben quanto in que’ fioriti poggi
vie piú ch’altrove, io volentieri alloggi.

26.Giunge in Adria la bella, e quivi intese
che v’albergava il mio nemico Onore,
e Beltá cruda, ed Onestá cortese,
Nobiltá, Maestá, Senno e Valore.
Passò poscia a Liguria, e vi comprese
apparenza d’Amor vie piú ch’Amore:
ch’io ne’ begli occhi e ne’ leggiadri aspetti
sol vi soglio abitar, ma non ne’ petti.