Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/279

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ALLEGORIA

Per Mercurio, che mettendo Adone in parole, gli persuade con diversi essempi a ben amar Venere, si dimostra la forza d’una lingua efficace, e come l’essortazioni de’ perversi Ruffiani sogliono facilmente corrompere un pensier giovanile. Ne’ favolosi avvenimenti di que’ Giovani da esso Mercurio raccontati, si dá per lo piú ad intendere la leggerezza ed incostanza puerile. In Narciso è disegnata la vanitá degli uomini morbidi e deliziosi, i quali non ad altro intesi che a compiacersi di se medesimi, e disprezzatori di Eco, ch’è figura della immortalitá de’ nomi, alla fine si trasformano in fiori, cioè a dire che se ne muoiono miseramente senza alcun pregio, poi che niuna cosa piú di essi fiori è caduca e cor- rottibile. In Ganimede fatto coppier di Giove, vien compreso il segno d’Aquario, il qual con larghissime e copiosissime piogge dá da bere a tutto il mondo. Per Ciparisso mutato in cipresso, siamo avertiti a non porre con ismoderamento la nostra affez- zione alle cose mortali, acciò che poi mancandoci, non abbiamo a menar la vita sempre in lagrime, e in dolori. Pilla (come accenna l’importanza della voce greca) non vuol dir altro che Selva; ed è amato da Hercole, perciò che Hercole come cacciatore di mostri, era solito di frequentar le foreste. Athide infuriato prima, e poi divenuto pino per opera di Cibele, ci discopre quanto possa la rabbia della gelosia nelle Donne attempate, quando con isproporzionato maritaggio si ritrovano a giovane sposo congiunte. La rappresentazione d’Attheone ci dá ammaestramento quanto sia dannosa cosa il volere irreverentemente, e con soverchia curiositá conoscere de’ secreti divini piú di quel che si conviene; e quanto pericolo corra la gioventú di essere divorata dalle proprie passioni, seguitando gli appetiti ferini.