Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/292

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47.La fanciullesca etá tenera e molle
è quasi incauta e semplice fanciulla,
lo cui desir precipitoso e folle
corre a ciò che l’alletta e la trastulla.
Or piange, or ride, e mentr’ondeggia e bolle,
suole immenso dolor tragger di nulla,
e procacciar non senza gravi affanni
da leggieri accidenti eterni danni.

48.Troppo talvolta a vani oggetti intenta
quel che rileva piú, sprezza ed oblia,
e cosí pargoleggia, e si lamenta
s’avien che perda poi ciò che desia.
Un essempio n’avrai, se ti rammenta,
degno ch’a mente ognor certo ti sia,
per cui l’alma anzi tempo uscí divisa
d’una spoglia leggiadra, odi in che guisa.

49.Vezzoso Cervo si nutriva in Cea,
di cui piú bel non fu Daino, né Damma,
sacro a la casta e boschereccia Dea,
piú vivace e leggier che vento o fiamma.
Quando a pena lasciato il nido avea,
d’una Capra poppò l’ispida mamma,
onde conforme a l’alimento ch’ebbe
qualitá prese, e mansueto crebbe.

50.È canuto qual cigno, e ’l pelo ha bianco
piú che latte rappreso o neve alpina;
sol di purpuree macchie il petto e ’l fianco
sparso a guisa di rose in su la brina.
Con le Ninfe conversa, e talor anco,
in udir chiamar Cinthia, egli s’inchina,
pur come a reverir nome sí degno
umano spirto il mova, umano ingegno.