Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/298

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71.Ed ecco giunge ove di musco e felce
tutta vestita, e d’edera selvaggia,
pendente costa di scabrosa selce
gran parte adombra de l’aprica spiaggia.
Quinci l’orno e la quercia e l’alno e l’elce
scacciano il Sol, qualor piú caldo irraggia,
spargendo intorno da la chioma oscura
opacata di fronde alta frescura.

72.Quasi cor de la selva, un fonte ombroso,
mormorando nel mezo, il prato aviva,
ed offre al peregrin fresco riposo,
chiuso dal verde, a la stagione estiva.
Dal sen profondo del suo fondo erboso
spira spirto vital d’aura lasciva,
e porge a l’erbe, agli arboscelli, ai fiori
per cento vene i nutritivi umori.

73.Sotto questa fontana a chiome sciolte
su ’l bel fitto meriggio aveano usanza
le Napee del bel loco in cerchio accolte
vaghe carole essercitare in danza.
Com’Hila in lor le luci ebbe rivolte,
d’infiammarle tra Tacque ebbe possanza,
onde nel vivo e lucido cristallo
rotto nel mezo abbandonaro il ballo.

74.Come stella nel mar divelta cade
da l’azurro seren del cielo estivo,
o qual strisciando per oblique strade
fende il notturno vel raggio festivo,
cosí la rara e singoiar beltade
rapita in giú dentro quel gorgo vivo,
precipitando tra le chiare linfe
trovossi in braccio a le gelate Ninfe.