Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/299

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search



75.De le vezzose Dee l’umida schiera
consolandolo a prova, in sen l’asconde;
Driope, Egeria, Nicea, Nisa, Neera
gli asciugan gli occhi con le trecce bionde.
Ei la perduta libertá primiera
piagne, e col pianto amaro accresce Tonde.
Ahi che disse? ahi che fe’ per doglia insano
de’ mostri intanto il domator tebano?

76.Lungo il Pontico mar con piè veloce
cerca e ricerca ogni riposto calle.
Tien la gran mazza ne la man feroce,
la libica faretra ha da le spalle.
«Hila Hila» tre volte ad alta voce,
«Hila» chiamò per la solinga valle;
né fuor ch’un mormorio debile e basso,
gli fu risposto dal profondo sasso.

77.Poscia che ’ndarno il suo ritorno attese,
gemiti desperati al Ciel disciolse,
di rabbiosi sospiri il bosco accese,
de le stelle, d’Amor, di sé si dolse.
Tifi, poi che le vele a l’aura tese,
gl’incliti Eroi su l’alta poppa accolse.
Hercol restò con dolorosi stridi,
tapino amante, ad assordare i lidi.

78.Fra tante istorie, ch’io ti narro, e tante,
un punto principal non vo’ tacere.
Non esser in amor foglia incostante,
ch’ai primo soffio è facile a cadere.
Non esser alga in mar lieve e tremante,
che pieghi or quinci or quindi il tuo volere.
Stabile ai venti, a Tonde, in te raccogli
la fermezza de’ tronchi, e degli scogli.