Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/306

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103.Possiate sempre le rabbiose strida
e i furori sentir d’Euro baccante.
Fiero fulmine i rami a voi recida,
sfrondi il crin, sfiori i fior, spianti le piante.
Rigorosa secure in voi divida
da l’amato arboscel l’arbore amante,
sí come voi spietatamente il mio
dividete da ine, dolce desio.

104.Sovra tutto il timor m’agghiaccia e coce
de la triforme Dea, ch’è donna anch’ella;
e se ben tanto incrudelí feroce
ne la misera sua giá ninfa, or stella,
(lascio il suo loco al ver) corre pur voce
che non fu sempre al mio figliuol rubella,
e coprendo il piacer con la vergogna,
sa goder, e tacer quando bisogna.

103.Ma siasi pur, qual i mortali sciocchi
la fanno a punto, e santa e casta ed alma.
Che fia, s’egli averrá che ’l sen le tocchi
quello strai che di me porto ia paima?
Fiamma di questo cor, Sol di quest’occhi,
vita de la mia vita, alma de l’alma,
sappi ch’un raggio sol de’ tuoi sembianti
può romper marmi, e calcinar diamanti. —

106.Risponde Adone: — O caramente cara,
certo a me, quanto cara, ingrata sei,
se creder puoi che possa (ancor che rara)
altra beltá di me portar trofei.
Il Sol degli occhi tuoi sol mi rischiara,
occhi piú cari a me che gli occhi miei.
Lá si gira il mio fato e la mia sorte,
essi son la mia vita, e la mia morte.