Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/310

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119.Nel centro de la sala un vasto Atlante
tutto d’un pezzo di diaspro fino
sostien la volta, e ferma ambe le piante
sovra un gran piedestallo adamantino:
e sotto l’alta cupula pesante
stassi con tergo curvo, e volto chino.
Tutto quel Ciel, che si ripiega in arco,
appoggia a questo il suo gravoso incarco.

120.La Notte intanto al rimbombar de’ baci
invida quasi in Ciel fece ritorno;
e portata da lievi Ore fugaci,
e di tenebre armata, uccise il giorno.
Il feretro del Sol con mille faci
le stelle amiche accompagnaro intorno;
e ’l mondo pien di nebbie, e d’ombre tinto,
parea fatto sepolcro al lume estinto.

121.Erano i cari amanti entrati a pena
l’un l’altro a braccio, in quella sala altera,
quand’ecco aprirsi una dorata Scena,
ch’emula al giorno illuminò la sera.
Fora di luce e d’or meri ricca e piena,
se s’aprisse (cred’io) la quarta sfera.
Selve, statue, palagi agli occhi offerse
la cortina reai quando s’aperse.

122.Spettacolo gentil Mercurio in questa
presentar vuole al fortunato Adone.
Mercurio è quei che i personaggi appresta,
ed essercita e prova ognTstrione;
e ciascun d’essi in lieta parte o mesta
secondo l’attitudine dispone.
Né seco giá di recitar consente
turba vulgar di mercenaria gente.