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il giardino del piacere |
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23.Ai duo felici amanti immantenente
fecesi incontro il Giardinier cortese,
e con sembiante affabile e ridente
Adon raccolse, e per la mano il prese.
— Ben venga — disse — il vivo Sole ardente,
ch’a la nostra Reina il core accese.
Dritto fia ben, che degli alberghi nostri
nulla si celi a lui, tutto si mostri.
24.— Dimmi — al Nunzio di Giove Adon converso —
dimmi — disse — ti prego, o cara Scorta,
con l’animal di vaghe macchie asperso
che vuol dir questa guardia, e questa porta?
Quel famelico augel, quel vetro terso,
e quel vario vestir che cosa importa?
Suo stranio arnese e sua sembianza ignota
i’ saprei volentier ciò che dinota. —
25.Risponde l’altro: — Le più degne e prime
parti di tutta la sensibil massa
l’occhio sì come Principe sublime
in gloria eccede, in nobiltà trapassa,
che posto de la rocca in su le cime
ogni membro vulgar sotto si lassa,
e dove il tutto regge e ’l tutto vede
tra la plebe de’ sensi altero siede.
26.Siede eminente, e d’ogni senso è duce,
e certo il gran Fattor tale il compose
ch’è tra quelli il miglior, sì per la luce,
ch’è tra le qualità più prezïose,
sì per la tanta e tal, ch’ognor produce,
varïetà di colorate cose,
sì per lo modo ancor spedito e presto
de l’operazlon ch’intende a questo.