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Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/340

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338 il giardino del piacere


71.L’argentata del Ciel luce sovrana
deposta alfin la lusingata Diva,
a le promesse de la bianca lana
dal suo chiaro balcon scender non schiva.
Vedila (or chi dirà che sia Dïana?)
col rozo amante in solitaria riva,
e ’n vece di lassù guidar le stelle,
su ’l frondoso Liceo tonder l’agnelle.

72.Poi vedi Endimïon da l’altro lato
quindi avampar d’un amoroso sdegno,
e col capo e col dito il Nume amato
di rampognar, di minacciar fa segno.
«Perfida» par le dica in vista irato
«perfida, or ché non celi il lume indegno?
Perfida, avara, e disleale amante,
più volubil nel cor, che nel sembiante».

73.De la fiamma gentil che nel mar nacque
ecco poscia arde il mare, arde l’Inferno.
Arder quel Dio si vede in mezo l’acque
che de l’acque e del mar volge il governo.
Arde per la beltà che sì gli piacque
il Tiranno crudel de l’odio eterno.
Strugge ardore amoroso il cor severo
a quel Signor c’ha degli ardori impero. —

74.Sì dice l’un, l’altro gli sguardi e l’orme
a le mura superbe intento gira,
e mentre queste ed altre illustri forme,
di cui son tutte effigiate, ammira,
sembra, né sa s’ei vegghia, o pur s’ei dorme,
statua animata, imagine che spira,
anzi più tosto un’insensata e finta
tra figure spiranti ombra dipinta.