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Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/343

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canto sesto 341


83.Era questi un Garzon superbo e vano,
tutto d’ambizïon colmo la mente;
cameriero d’Apollo, e cortigiano,
che l’amò molto, e ’l favorì sovente.
Amor, ch’anch’egli è pien d’orgoglio insano,
ferigli il cor con aureo strai pungente,
facendo da’ begli occhi uscir la piaga
d’una donzella mia vezzosa e vaga.

84.Colomba detta fu questa donzella,
la qual veder ancor potrai qui forse,
che fu pur in augel mutata anch’ella
ma per altra cagion questo l’occorse.
Pavon si nominò, Pavon s’appella
costui, ch’amando in folle audacia sorse.
Se ben altro di lui dice la Fama,
Pavon chiamossi, ed or Pavon si chiama.

85.Oltre che di bei drappi e vestimenti
si dilettava assai per sua natura,
per farsi grato a lei ne’ suoi tormenti
s’abbellia, s’arricchia con maggior cura.
Pompe, fogge, livree, fregi, ornamenti
varïando ogni dì fuor di misura,
facea vedersi in sontuosa vesta
con gemme intorno, e con piumaggi in testa.

86.Con tuttociò da lei sempre negletto
senza speme languia tra pene e doglie,
perché discorde l’un da l’altro petto
di qualità contraria avean le voglie.
Tutto era fasto e gloria il Giovinetto
ne’ pensieri, negli atti, e ne le spoglie.
L’altra costumi avea dolci ed umili,
mansueti, piacevoli, e gentili.