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il giardino del piacere |
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87.La servìa, la seguia fuor di speranza
con sospir caldi e con preghiere spesse;
e perché, come pien d’alta arroganza,
pensava di poter quanto volesse,
ragionandole un dì prese baldanza
di farle troppo prodighe promesse.
Tutto l’offri ciò che bramasse al mondo
dal sommo giro al baratro profondo.
88.«Poi che tanto» diss’ella «osi e presumi,
voglio accettar la tua cortese offerta,
e del foco ond’avampi e ti consumi
giovami di veder prova più certa.
Recami alquanti de’ celesti lumi,
se vuoi pur ch’ad amarti io mi converta.
Se servigio vuoi far, che mi contenti,
de le stelle del Cielo aver convienti.
89.Grande impresa ha ben quel ch’io ti cheggio,
non difficile a te, s’ardir n’avrai,
poi che presso a colui tieni il tuo seggio
che le raccende con gli aurati rai.
Qualora scintillar lassù le veggio
di tanta luce io mi compiaccio assai;
e bramo alcuna in mano aver di loro
sol per saper, se son di foco, o d’oro».
90.O volesse fuggir con questa scusa
quell’assalto importun ch’egli le diede,
o forse, per non esserne delusa,
esperïenza far de la sua fede,
o perché pur la femina è sempr’usa
ingorda a desïar ciò ch’ella vede,
ed indiscreta altrui prega e comanda,
e le cose impossibili dimanda: