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il giardino del piacere |
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143.Vivi, e cresci felice. Ove tu stai
Sirio non latri, ed Aquilon non strida,
né di profano Agricoltor già mai
vil piè ti calchi, o falce empia t’incida.
Ma con chiar’onde e con sereni rai
ti nutrisca la terra, il ciel t’arrida.
Favonio ognor con la compagna Clori
de la bell’ombra tua gli odori adori.
144.Te sol l’Aurora in Orïente ammiri,
tue pompe invidii, e tua beltà vagheggi.
In te si specchi, a te s’inchini e giri
stupido il Sol da’ suoi stellanti seggi.
Ma né questi né quella al vanto aspiri
che di luce o color teco gareggi,
ché sol la vista tua può donar loro,
qual non ebber già mai, porpora ed oro.
143.Lagrimette e sospir calde e vivaci
d’aure in vece ti sieno, e di rugiade.
Angeli sien del Ciel l’Api predaci
che rapiscan l’umor che da te cade;
e mille in te stampando ardenti baci
di devota dolcezza, e di pietade,
dal fiel che ti dipinge amaro e grave
traggano a’ nostri affanni il mèl soave.
146.Tutto al venir d’Adon par che ridenti
rivesta il bel Giardin novi colori.
Umili in atto intorno e reverenti
piegan la cima i rami, èrgonla i fiori.
Vezzose l’aure, e lusinghieri i venti
gli applaudon con sussurri adulatori.
Tuttutti a salutarlo ivi son pronti
gli augei cantando, e mormorando i fonti.