Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/577

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search



147.E Gige v’ha, che la pittura inventa,
ed havvi col pennello Apollodoro,
e Corebo è con lor, che rappresenta
de la Plastica industre il bel lavoro,
e Dedal, ch’agguagliar non si contenta
con sue penne nel volo e Borea e Coro,
ma machinando va d’asse e di legni,
ingegnoso Architetto, alti disegni.

148.Epimenide, Eurialo, Hiperbio e Dosso
templi e palagi ancor fondano a prova,
e Thrasone erge il muro, e cava il fosso
Danao, che ’l primo pozzo in terra trova.
Navi superbe edifica Minosso,
Tifi il timon, con cui raffreni e mova.
Bellorofonte è tra costor ch’io narro,
ed Erittonio co’ cavalli e ’l carro.

149.Guarda Aristeo con quanto util fatica
del mèl, del latte a la cultura intende.
Trittolemo a’ mortai mostra la spica,
Bige l’aratro che la terra fende.
Preto a lo scudo, Midia a la lorica
travaglia, Etolo il dardo a lanciar prende.
Scithe pon l’arco in opra e la saetta,
l’asta Thirren, Pantasilea l’accetta.

150.Havvi poi mille fabricati e fatti
da Cretensi, da Siri, e da Fenici,
mossi da rote impetuose e tratti
altri arnesi guerrieri, altri artifici.
Vedi arpagoni, e scorpioni, e gatti,
machine di cittati espugnatrici,
e da cozzar con torri e con pareti
catapulte, baliste, ed arieti.