Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/592

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207.Ma vedi opporsi agl’imenei felici
suddite al Gallo e ribellanti schiere,
e coprir di Guascogna i campi aprici,
quasi dense boscaglie, armi guerriere.
Quinci e quindi aversarie e protettrici
<piegan Guisa e Condè bande e bandiere.
Ma del figlio d’ Enrico il novo Enrico
si mostra sí, non è però nemico.

208.Iduno è colui che sotto ha quel destriero
baio di pelo, Italian di razza.
Di tre vaghi Alironi orna il cimiero,
e di croci vermiglie elmo e corazza.
Ben che misto di bigio abbia il crin nero,
gli agi abbandona, ed esce armato in piazza,
v carco in un d’esperienza e d’anni,
torna di Marte ai giá dismessi affanni.

209.L’altro è quei piú lontan, che la campagna
■-corre di ferro e d’or grave e lucente.
E su ’l verde degli anni, e l’accompagna
fiera e di novitá cupida gente.
Ha ne lo scudo i Gigli, e di Brettagna
cavalca ubero un corridor possente,
( tien dal fianco attraversata al tergo
una banda d’azurro in su l’usbergo.

210.Giá giá numero immenso ingombra il piano
di tende armate e di trabacche tese.
Piagne disfatte il misero Aquitano
e le messi e le moli al bel paese.
Giá tinto il Giglio d’or di sangue umano,
ch’è pure (ahi feritá) sangue francese,
sembra quel fior che del suo Re trafitto
ne le foglie purpuree il nome ha scritto.