Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/628

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47.Quella, c’ha in man due serpi, e tanta dopo
lussuria trae di barbaresche spoglie,
e pende nel color de l’Ethiòpo,
ma col suo bruno a l’Alba il pregio toglie,
e ’l nero crine a l’uso di Canopo
sotto un diadema a piú colori accoglie,
del grand’Antonio amica, è Cleopatra,
che l’ha di sua beltá fatto Idolatra.

48.Danae è colei, che semplicetta accolse
nel grembo virginal l’oro impudico.
Quella è l’incauta Semele, che volse
mirar in trono il non ben noto amico.
Ecco Europa colá, da cui giá tolse
la piú nobil provincia il nome antico.
Eccoti Leda qui, che si compiacque
del bianco augello, ond’Helena poi nacque.

49.Y’è Dlanira, che si duol delusa
d’aver ucciso l’uccisor d’Anteo.
Havvi Arianna, che l’inganno accusa
del troppo ingrato e perfido Theseo.
Guarda Andromeda poi, che non ricusa
il fido suo liberator Perseo.
Ed Hero guarda, che da lido a lido
trasse piú volte il nuotator d’Abido.

50.Vedi una turba di progenie ebrea
tutta in un groppo, che laggiú camina?
In queste sol, che ’l fior son di Giudea,
arde di santo amor fiamma divina.
Y’ha Rebecca, e Rachele, e Bersabea,
havvi Susanna, Hestèr, Dalida, e Dina,
e Giuditta è tra lor, la vedovella
feroce e formidabile, ma bella.