Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. II, 1977 – BEIC 1871053.djvu/428

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111.Regge Themisto a fren pigra Lumaca,
Cidippe un Ceto con le fauci aperte.
Ne le latebre d’una grotta opaca
margarite e zaffir coglie Nemerte,
ed a quel Sol, che ’l mar tranquilla e placa,
ne fa votive e tributarie offerte.
Corrono in un drappel da l’onda Eoa
Hippo, Evanne, Calipso, Acasta e Thoa.

112.Sparge le chiome ai Zefiri Anfitrite
di ciottoli consparse e di coralli.
Con le piante d’argento Egle e Melite
fendon spumanti i mobili cristalli.
Aci con Galathea varie partite
mena di vaghi e leggiadretti balli;
e seco le Nereidi e le Napee
vanno, e cent’attre Ninfe, e cento Dee.

113.Essaco Esperia va cercando a nuoto
per le pianure liquide e tranquille.
Arethusa ed Alfeo, Prinno e Licoto
spruzzan le nubi di lucenti stille.
Climene e Spio, Cimodoce con Proto,
Leucippe e Deiopea con altre mille
del gran Rettor del mar compagne e serve
cantan gli amori lor, nude caterve.

114.Nettuno fuor del cavernoso claustro
con Venilia e Salacia e Dori e Theti
gaiamente rotando il nero plaustro
sovra quattro Delfín lascivi e lieti,
dá bando a Borea, impon silenzio ad Austro,
fa che placido i moti il flutto acqueti.
Di verde muschio e d’argentate brine
molle ha la barba, e rugiadoso il crine.